Il Tai Chi Chuan: un'esperienza "ottimale"

17 Aprile 2020

Organizzare uno studio sperimentale per valutare l’efficacia del Tai Chi Chuan non è
facile, tra gli ostacoli propri di questo tipo di ricerche, i lunghi tempi di apprendimento di
questa disciplina, e l’esistenza di stili diversi che mal si conciliano con l’uniformità richiesta
dalla ricerca scientifica.

Nonostante questo, sono sempre più numerosi gli studi che
confermano come una pratica costante sia benefica per la salute, e soprattutto per il
sistema osteoarticolare.


Più rari sono invece gli studi sugli effetti del Tai Chi sulla psiche. Per questo è
particolarmente interessante una ricerca americana realizzata dal California Institute of
Integral Studies, che analizza il Tai Chi Chuan nell’ottica della “psicologia positiva”.

Questo è un approccio sempre più diffuso negli Stati Uniti (e non solo) che non studia gli aspetti
patologici della psiche umana bensì la felicità, il benessere e gli strumenti per ottenerli.
Ebbene, sembra che il Tai Chi Chuan rientri di diritto tra questi strumenti: lo studio,
realizzato intervistando soggetti che lo praticano da almeno cinque anni, interpreta il Tai
Chi come un’“esperienza ottimale” il termine usato dagli psicologi per disegnare lo stato
di benessere che nasce dall’esecuzione di un compito impegnativo ma non irrealizzabile:
un misto di “elevata concentrazione, coinvolgimento, controllo della situazione, chiarezza
di obiettivi, motivazione intrinseca e stato affettivo positivo”.


Detto in termini meno tecnici, la sensazione che molti di noi provano quando l’esecuzione
di forma “viene bene”, l’intero gruppo sembra muoversi all’unisono e come distaccato
dalla realtà circostante. Ed è esattamente questa la sensazione descritta dai praticanti
intervistati dai ricercatori americani.


Di grande interesse è anche un altro concetto utilizzato dalla psicologia positiva, quello di
flusso: ancora una volta si fa riferimento alla soddisfazione - ma è qualcosa di più che
soddisfazione.... - che si prova quando un esercizio impegnativo, che in altri casi magari
abbiamo realizzato con sforzo, sembra sgorgare come guidato da una forza autonoma:
la sensazione insomma che prova chi scrive o compone quando le parole o le note
sgorgano quasi senza sforzo e nel migliore dei modi. Ebbene, i soggetti intervistati hanno
identificato questo flusso con la circolazione dell’energia interna o soffio vitale “ch’i o Qi”.


Si tratta naturalmente di uno studio preliminare, ma è già ampiamente dimostrato che le
“esperienze ottimali” hanno un effetto benefico, contribuendo tra l’altro a sviluppare
flessibilità, creatività e intuizione.                 

                                                                         Di Paola Emilia Cicerone

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